CLIMA E MICROCLIMA

 DELLA RISERVA

La vegetazione della Valle del Freddo è influenzata principalmente dal clima locale, in particolare dalla piovosità e dalla temperatura dell’aria. Altri fattori che giocano un ruolo sono il tipo di suolo, la forma del terreno, l’esposizione al sole, la presenza di vento e altri ancora.

La temperatura media annua nella valle è di 10-11°C, con temperature massime medie in luglio (20°C) e temperature minime medie in gennaio (2°C). Le temperature possono variare da 35°C in estate a -20°C in inverno. La media annuale delle precipitazioni nella Valle del Freddo è di circa 1400-1500 mm di pioggia, con minimi di circa 600 mm negli anni secchi e massimi di circa 2400 mm negli anni eccezionalmente piovosi. Il mese più piovoso è maggio, con 200 mm di pioggia, ma le precipitazioni sono abbastanza distribuite nel corso dell’anno, ad eccezione dei mesi più freddi come gennaio, che è il mese più secco con soli 50 mm di pioggia.

La Valle del Freddo ha un clima temperato senza siccità estiva, grazie anche all’influenza mitigante del vicino lago d’Iseo. La vegetazione spontanea consiste principalmente in boschi di alberi a foglia caduca tipici delle colline e delle basse montagne della fascia prealpina. Tuttavia, la peculiarità della Valle del Freddo è il fenomeno dell’alitazione d’aria fredda proveniente da alcune parti del detrito circostante, che crea un microclima adatto alla sopravvivenza di alcune specie termofile di alta montagna.

Secondo le misurazioni effettuate da L. Fenaroli nell’agosto del 1962, la differenza di temperatura tra l’atmosfera nella valle, a un metro da terra, e l’aria alitante dalle bocche era di circa 27°C tra le 16 e le 17 ore.

L’origine delle correnti d’aria fredda

Le spiegazioni sulla dinamica del fenomeno dell’alitazione dell’aria fredda nella Valle del Freddo non sono ancora considerate una certezza definitiva. Pertanto, gli studi di monitoraggio continuano al fine di raccogliere una quantità sufficiente di dati per ottenere una comprensione più approfondita. Le misurazioni accurate della temperatura e della velocità del vento, sia all’esterno della Riserva che nella zona di alitazione, indicano che una corrente d’aria fredda fluisce costantemente dalle bocche di alitazione, con un flusso che aumenta con l’aumentare della ventosità locale. In ogni stagione, l’aria che esce dai detriti è costantemente più fredda rispetto a quella esterna.

La falda detritica nella Valle del Freddo svolge un ruolo importante nella dinamica di questo fenomeno. È probabile che il motore che fa uscire l’aria fredda dai detriti sia legato al regime dei venti locali. In particolare, le brezze che circolano attorno all’area di Sebina e che si incanalano nella vicina Val Borlezza, insieme a quelle generarsi sul versante del monte Grione di fronte alla Riserva, sembrano avere un ruolo significativo.

La particolare topografia della Valle del Freddo contribuisce a favorire il fenomeno dell’alitazione. Le brezze locali, costrette a fluire sopra i modesti rilievi che delimitano la Riserva, creano una sorta di aspirazione dell’aria dalla valletta, compresa quella contenuta nei detriti, che viene spinta verso l’esterno. Durante l’inverno, l’ingresso di aria gelida nella parte superiore del detrito del monte Na causa un significativo raffreddamento dei ciottoli e, a sua volta, un ulteriore raffreddamento dell’aria grazie all’evaporazione dell’acqua infiltrata nel detrito attraverso le precipitazioni.

Durante l’estate, invece, il fenomeno dell’alitazione dell’aria fredda è favorito dalla bassa temperatura del detrito. Poiché l’aria all’interno del detrito si raffredda, diventa più densa e viene spinta a fuoriuscire per gravità, oltre che per l’aspirazione generata dalle brezze sopra la Valle del Freddo.

Roccia riserva