Flora

LA VEGETAZIONE DELLA RISERVA

SPECIE VEGETALI

SPECIE MICROTERMICHE

HABITAT ROCCIOSI

SPECIE FUNGINE

La flora e la vegetazione

Nella Valle del Freddo, finora sono state rinvenute 320 specie vegetali, di cui 26 specie appartengono a fasce altitudinali più elevate rispetto alla valletta. Queste specie sono tipiche della fascia subalpina, alcune si trovano anche nella fascia alpina e una, la Pritzelago alpina, è anche presente nelle zone nevose. Negli anni ’60, il botanico L. Fenaroli ha compilato un primo elenco di 98 specie, ma questo risultava essere molto limitato rispetto all’attuale scoperta. Questo perché lo studioso aveva focalizzato la sua osservazione solo sulla flora intorno alle bocche del Freddo e nelle immediate vicinanze. Con l’istituzione della Riserva, che ha abbracciato un’area più ampia per motivi di protezione, la diversità e l’estensione degli ambienti sono aumentate, portando a un incremento del numero di specie osservate.

Le ricerche condotte alla fine degli anni ’80 per la redazione del Piano della Riserva, pubblicate nel 1992, hanno individuato 208 specie. Ulteriori sopralluoghi effettuati nell’estate del 2004 hanno permesso di identificare e documentare l’importanza dei sette habitat della Riserva al fine di includerli tra i Siti di Interesse Comunitario (SIC).

Sebbene l’interesse principale sia rivolto alla flora microtermica, alla sua origine e alle necessità di conservazione, la Riserva ospita anche presenze floristiche di elevata importanza geobotanica presenti in diversi ambienti e non solo in quelli microtermici. Pertanto, l’importanza del biotopo risiede anche nella coesistenza, in uno spazio geografico molto limitato, di specie con esigenze ecologiche opposte, che vanno dalla temperatura elevata e la secchezza delle praterie aride e dei macereti, alle basse temperature e all’umidità nelle bocche di emissione d’aria fredda. Al di fuori della flora microtermica, la vegetazione della Valle del Freddo è in sintonia con la vegetazione prealpina collinare e di bassa montagna della regione, ma con la particolarità di essere influenzata dagli effetti mitiganti del Lago di Sebino, dato il posizionamento geografico della valle. È importante ricordare che la vegetazione dei grandi laghi lombardi, tra cui il Sebino, fa parte di un contesto floristico di rilevante importanza per l’Italia, l’Insubria. Pertanto, nell’area della Riserva sono presenti diverse specie endemiche, come il carice del Monte Baldo (Carex baldensis), l’euforbia variabile (Euphorbia variabilis) e la Knautia transalpina. Tra i macereti della zona microtermica, la sassifraga retica (Saxifraga hostii ssp rhaetica) è molto diffusa, mentre nei macereti caldi si trova la festuca dei ghiaioni (Festuca spectabilis). Sulle rocce, insieme all’erba regina (Telekia speciosissima) e al dente di leone insubrico (Leontodon incanus ssp tenuiflorus), si trova la coridalide gialla (Corydalis lutea), mentre nei margini boschivi si trova il citiso d’Insubria (Cytisus emeriflorus).

La vegetazione della Riserva si presenta come un mosaico di ambienti contigui e collegati tra loro in modo sfumato, a causa delle influenze sia delle caratteristiche fisiche che degli interventi umani secolari. Visivamente, la fisionomia della vegetazione mostra differenze evidenti confermate dalla presenza di specie caratteristiche diverse in ogni habitat.I principali tipi di vegetazione presenti nella Riserva includono il bosco, le praterie, i macereti e la zona microtermica con la sua flora particolare.

La vegetazione boschiva

La Riserva presenta un bosco predominante di latifoglie termofile, principalmente orno-ostrieti (OmoOstryon), con alberi come l’orniello e il carpino nero. Il sottobosco è ricco di specie del margine boschivo. Ci sono anche praterie, spazi aperti e gradini rocciosi. Il passaggio dal bosco alla prateria è graduale, offrendo habitat per insetti e una varietà di uccelli che preferiscono i margini boschivi.

Il rimboschimento di pino silvestre

La pineta si è sviluppata a seguito dell’abbandono del pascolo e offre una copertura forestale che favorisce la crescita di diverse specie arboree, arbustive ed erbacee. Queste piante beneficiano della luce solare che filtra attraverso la chioma rada del pino silvestre. Alcune delle specie che si stanno affermando includono carpino nero, orniello, sorbo di monte, sanguinello, nocciolo, biancospino, frangola e viburno lantana. Queste piante stanno gradualmente sostituendo la pineta con un bosco di latifoglie simile ai boschi circostanti. Questo processo avviene lentamente, ma progressivamente, poiché il pino silvestre non riesce a competere con altre piante forestali che sfruttano il suo miglioramento del terreno. Nel testo vengono anche menzionati parassiti che attaccano i pini, come la farfalla Fidornia (Buphalus pinarius) e la processionaria del pino (Thaumatopea pytocampa), le cui larve si nutrono degli aghi dei pini.

La vegetazione delle praterie aride

Nella riserva esistono diverse tipologie di praterie, in particolare l’habitat 5130 e l’habitat 6210. Nell’habitat 5130 si sta verificando una ricostruzione della boscaglia termo-xerofila, mentre nell’habitat 6210 si trovano praterie secche su substrato calcareo.

Queste praterie sono caratterizzate dalla presenza di piante adattate alla scarsità d’acqua e alla luce solare intensa.Viene menzionata la presenza di diverse specie vegetali di interesse, tra cui Stipa gr. pennuto, Centaurea scabiosa subsp. grinensis, Leontodon incanus ssp. tenuiflorus e molte altre. Sono presenti anche diverse orchidee spontanee, come Platanthera bifolia, Cephalanthera longifolia, Anacamptis pyramidalis e altre.

Nella Valle del Freddo, tra gli ambienti microtermici e la copertura boschiva, si trovano altre praterie secche dominanti con la presenza di sesleria (Sesleria varia), una graminacea cespitosa che caratterizza queste praterie. Tuttavia, a causa dell’assenza del pascolamento, il bosco sta gradualmente invadendo le praterie e minacciando la flora microterma. Viene menzionato anche un habitat aggiuntivo, l’habitat 6510, che include praterie magre da fieno a bassa altitudine, caratterizzate da specie come Arrhenatherum elatius, Avenula pubescens, Lolium perenne e altre.In sintesi, il testo descrive la presenza di diverse tipologie di praterie nella Riserva, evidenziando le caratteristiche degli habitat e le specie vegetali presenti in ciascuno di essi.

La vegetazione delle rocce e dei macereti

Il testo descrive la vegetazione delle rocce e dei macereti sul monte Na. La vegetazione boschiva ha preso il sopravvento sulla nuda roccia e il detrito, che rappresentano una parte minore del paesaggio attuale. Due habitat presenti sono i ghiaioni calcarei e le pareti dei costoni rocciosi lungo il pendio del monte Na.

Il detrito ospita piante adattate alla mobilità dei ciottoli, all’aridità e alle temperature elevate della pietraia. Queste specie sopravvivono in un ambiente difficile e aprono la strada alla comparsa di specie più esigenti che formeranno una prateria arida. Nel tempo, compariranno arbusti e alla fine si svilupperà un bosco, rappresentando l’evoluzione vegetale del pendio. Viene fornito anche un elenco di specie vegetali significative, tra cui il pero corvino, lo scotano, la sesleria, la festuca dei ghiaioni, la molinia, la biscutella levigata, il sigillo di Salomone e il camedn’o comune. I dirupi rocciosi ospitano specie dell’Alleanza Potentillion caulescenti, tra cui due specie endemiche: l’erba regina e il dente di leone a piccoli fiori, accompagnati dal raponzolo di Scheuchzer.

La flora microtermica

Il testo descrive la flora microtermica presente nella zona di alitazione dell’aria fredda all’interno di una Riserva naturale. Quest’area ospita specie che normalmente si trovano a quote più elevate, come negli ambienti subalpini ed alpini. Si registra una bassa temperatura sia nelle vicinanze delle bocche di alitazione che su una vasta superficie di terreno, poiché l’aria fredda fuoriesce in modo diffuso anche dal suolo. Ci sono 26 specie microtermiche, tra cui alcune specie endemiche delle Alpi. Un rilievo floristico ha fornito dati sulle specie presenti nei punti di emissione di aria fredda. Tra le specie che vivono direttamente sotto l’influsso dell’aria gelida, spicca l‘iberidella alpina (Pritzelago alpina), che si trova comunemente oltre i 2500 metri di altitudine. L’area interessata dal fenomeno microtermico presenta una varietà di condizioni ambientali a causa del detrito accumulato di varie dimensioni, diverse temperature e spessore del suolo. Ciò impedisce lo sviluppo di gruppi vegetali completi. Le specie microterme, nonostante la loro presenza ridotta, sono importanti perché rappresentano frammenti di consorzi vegetali di alta montagna, anche se alterati dalle condizioni specifiche della stazione e dalla competizione con altre tipologie di vegetazione. Nell’area protetta, l’habitat 4070 è caratterizzato dalla presenza di boschetti di pino mugo e rododendro irsuto, dove si concentrano le specie alpine microtermiche.

Le minacce alla flora microtermica

Le condizioni di protezione della Riserva costituiscono paradossalmente un rischio per la sopravvivenza delle piante microterme. Queste piante sono state conservate nel corso dei secoli grazie allo sfruttamento delle superfici a pascolo e dei boschi per la legna da ardere. Tali attività antropiche hanno impedito lo sviluppo della vegetazione spontanea che avrebbe invaso i detriti e creato praterie. Nel corso del tempo, queste praterie avrebbero favorito la crescita di piante boschive che si sarebbero collegate ai boschi circostanti, mantenendo così la diversità floristica della zona. Tuttavia, il pericolo risiede nella chiusura degli spazi tra i detriti a causa dello sviluppo delle praterie e della crescita della vegetazione arborea. Quest’ultima, con la caduta stagionale delle foglie, produce materiale organico che può ostruire i detriti. Questo meccanismo di circolazione dell’aria fredda, una volta compromesso, potrebbe non essere più in grado di garantire le condizioni microclimatiche necessarie per la sopravvivenza della flora microterma. Di conseguenza, questa flora sarebbe sostituita da specie più comuni presenti nei boschi, nelle praterie e nei detriti della Riserva.

L’orto botanico

Nel 2009, la Direzione della Riserva ha creato un Orto botanico con l’obiettivo di raccogliere e mostrare le principali specie microtermiche presenti nel biotopo. Il luogo scelto ha condizioni microclimatiche simili a quelle del cuore della Riserva, consentendo la sopravvivenza delle specie microtermiche alpine. L’Orto botanico è situato abbastanza vicino al percorso di visita guidato, offrendo ai visitatori un’opportunità preziosa di osservare queste specie senza avvicinarsi alle bocche di alitazione d’aria fredda, rispettando il divieto imposto.

La visita all’Orto botanico consente di ammirare le specie microtermiche più importanti della Riserva, concentrate in un unico luogo e facilmente visibili, che altrimenti sarebbero solo parzialmente visibili lungo il percorso della visita guidata.

I funghi

Durante gli anni 2008-2010, Lorenzo Borghesi, responsabile della Sezione “Franco Colombi” del Gruppo Micologico “G. Carini” di Brescia, ha condotto ricerche in vari ambienti del biotopo. Durante queste ricerche, sono state identificate 106 specie fungine appartenenti a 10 Ordini e 29 Famiglie. Nei boschi di conifere o vicino ad alberi isolati sono state trovate 17 specie fungine, appartenenti a 9 generi, con una predominanza dei funghi dei generi Russola e Suillus che sono esclusivi di questa vegetazione.

Nei boschi di latifoglie sono state individuate 15 specie fungine, distribuite in 9 generi, con il genere Cortinarius che è il più rappresentato in termini di specie. Nei boschi misti sono state riscontrate 20 specie fungine, appartenenti a 12 generi, con una presenza significativa di specie appartenenti ai generi Lepiota e COUS/bia. Le praterie ospitano 18 specie fungine, appartenenti a 10 generi, con una predominanza del genere Lepiota.

Gli ambienti aperti e i terreni scoperti presentano una grande varietà fungina, con 19 specie appartenenti a 14 generi diversi, tra cui le famiglie Lycoperdaceae e Marasmiaceae sono le più rappresentate. Le ricerche condotte nella zona microtermica, caratterizzata da rocce e un microclima inadatto allo sviluppo dei funghi, non hanno finora prodotto risultati significativi.